Reggio Emilia, un incontro di formazione sulla bellezza come strumento di innovazione sociale



Foto di Fabio Boni e Scatti Precisi

La bellezza e la cura dei luoghi come strumento di innovazione sociale e fattore decisivo per la progettazione delle politiche di welfare e di progettazione degli spazi per le persone. È stato questo il filo conduttore di “Scandalosamente bello”, il pomeriggio di formazione promosso ieri pomeriggio al Teatro Cavallerizza dall’Amministrazione comunale, Fcr Farmacie comunali riunite e Fondazione Reggio Children.

Una riflessione a più voci, indirizzata agli operatori dell’ambito sociale e tecnico del Comune e delle sue partecipate, del Terzo settore, dell’associazionismo e della partecipazione, con l’obiettivo di rinforzare ed orientare l’attenzione su un aspetto spesso trascurato del lavoro di cura e che invece è parte integrante del processo educativo. Ad ispirare il convegno è infatti la richiesta provocatoria di Gino Strada a Renzo Piano per la costruzione dell’ospedale di Emergency in Uganda: un luogo “scandalosamente bello”, in cui la bellezza diventasse il modo attraverso cui mettere in pratica l’eguaglianza e superare quella logica del “meglio che niente” spesso diffusa nel mondo degli aiuti umanitari.

Il pomeriggio di ieri è parte di un concreto e già avviato percorso che proseguirà nei prossimi mesi e che riguarda la realizzazione di 15 interventi di sistemazione di altrettanti luoghi di servizio nei prossimi 5 anni. Con questo obiettivo sono già stati individuati tre spazi – “Civico 20-Sette” in via Turri, uno spazio educativo e di comunità; il “Jerry Masslo” a San Prospero Strinati, un servizio di accoglienza abitativa per famiglie in emergenza, via Fenulli/Bergonzi, un dopo scuola e spazio di comunità – nei quali è in corso un processo di riprogettazione che vede coinvolti il Comune, FCR Farmacie Comunali Riunite, Fondazione Reggio Children, ACER, i gestori dei diversi servizi con i loro operatori e volontari. L’obiettivo è che già da quest’anno e per ogni anno successivo si possano individuare servizi sui quali operare una co-progettazione dei luoghi.

“Siamo convinti – ha detto l’assessora alla Cura delle persone Annalisa Rabitti – che “la Bellezza” debba essere un diritto accessibile a tutte le persone: a partire da chi è più debole e più fragile, e allo stesso tempo un diritto delle operatrici e degli operatori che di quelle persone e della bellezza delle relazioni si occupano ogni giorno. Dobbiamo superare false contrapposizioni tra ciò che è bello e ciò che è utile, recuperare unità tra etica ed estetica. Senza bellezza e senza cura un luogo fatica a generare percorsi virtuosi: alimenta la marginalità, acuisce i contorni ed i margini.
In modo molto concreto vogliamo lavorare su consapevolezze nuove, ma anche agirle e metterle in pratica. Per questo la formazione di quest’oggi è affiancata a un piano di effettiva sistemazione di alcuni luoghi di cura della nostra città. Cittadini – volontari, operatori ed operatrici hanno il diritto di essere parte attiva della progettazione e il diritto e il dovere di prendersi cura dei luoghi, di prendersi cura delle persone che li abitano, di prendersi cura della città e della comunità. È già partito questo processo collaborativo per riprogettare 3 luoghi ogni anno, per ripensarli assieme alle persone che li abitano e che ogni giorno in quei luoghi lavorano”.

“Fare assieme: credo che questa sia l’impronta metodologica, anche se a volte è più fatico e impegnativo – ha detto l’assessore alla Cura della Città Davide Prandi – credo sia anche il modo più efficace per dare risposte alle nuove sfide che pone la contemporaneità. Siamo di fronte ad un grande stravolgimento dei processi produttivi e gestionali che riguardano l’Amministrazione e l’organizzazione del servizi sociali, del terzo settore, dell’associazionismo e la cittadinanza attiva: dobbiamo farci attraversare da questa crisi per generare nuovi modelli e nuovi modi, immaginando servizi pubblici collaborativi sempre più in grado di co-progettare e farsi contaminare, per ripensare il nostro lavoro e proiettarlo nel futuro”.

Foto di Fabio Boni e Scatti Precisi

GLI INTERVENTI – Perché il bello è scandaloso se accostato ai servizi sociali e ai servizi alle persone? E perché applicare la categoria della bellezza a luoghi spesso meramente funzionali? Quale cultura del fare sociale serve per accogliere e utilizzare la bellezza come motore educante? A queste domande hanno cercato di rispondere i diversi approfondimenti che si sono alternati nel corso dell’incontro, aperto dagli interventi del sindaco Marco Massari, degli assessori alla Cura delle persone Annalisa Rabitti e alla Cura della città Davide Prandi, e dell’assessora regionale a Welfare, Terzo settore, Politiche per l’infanzia e scuola Isabella Conti.

Ad aprire gli interventi è stata Germana Corradini, dirigente area della comunità e della città sostenibile del Comune di Reggio Emilia con l’intervento “Fragile è bello”, seguita dal sociologo e saggista, open innovation manager del Consorzio nazionale CGM Flaviano Zandonai con un approfondimento sul tema “Nuove istituzioni per nuovi canoni di bellezza, sulla bellezza come bene comune e inclusività, capace di generare impatto sociale. Laura Credidio, architetta, progettista di strategie di marketing e comunicazione consapevole, organizzatrice di TEDxReggioEmilia, ha invece declinato la bellezza come necessità della comunicazione sociale, per ripensare quest’ultima come elemento tutt’altro che accessorio, capace di far sentire riconosciute le persone, di rendere visibile il valore di chi ogni giorno si prende cura delle persone.
Daniele Moschetti e Salvatore Illiano della cooperativa La Paranza hanno poi portato la loro esperienza al Rione Sanità di Napoli, con la creazione di un nuovo modello di valorizzazione del patrimonio storico-artistico che ha innescato un modello di imprenditorialità sociale e un cambiamento culturale e lavorativo per i giovani del quartiere. Valentina Conte, architetta, esperta di spazi di apprendimento, Fondazione Reggio Children, ha infine parlato di “Spazi che educano: bellezza e cura nel dialogo tra pedagogia e architettura”, presentando l’approccio e il percorso del percorso di co-progettazione che prevede una fase di ascolto-dialogo-confronto in linea con il pensiero di Loris Malaguzzi e la concezione dello spazio come “terzo educatore”, in cui si esprimono le potenzialità dei bambini e delle persone e che favorisce le relazioni di apprendimento e di crescita.

A chiudere la giornata “l’altrista” (come lui stesso ama definirsi) Alessandro Bergonzoni, con il monologo “Capolavorare (nobilita tutto)”.