Siti B&T Formigine: accordo innovativo per garantire parità di salario ai lavoratori degli appalti

“Nella serata di ieri – spiega una nota dei sindacati – è stato siglato l’accordo definitivo tra la direzione aziendale di Siti B&T di Formigine, assistita da Confindustria Emilia Area Centro, Fiom/Cgil Modena e Fim/Cisl Emilia Centrale, e la Rsu di B&T, sulla regolamentazione degli appalti attuali e futuri dentro l’azienda, introducendo il concetto che ad uguale lavoro deve corrispondere uguale salario in base alla professionalità tra i lavoratori diretti dell’azienda e quelli in appalto”.

“L’accordo alla Goldoni di Carpi firmato lo scorso aprile ha fatto da apripista in tale senso, e ora si aggiunge anche la Siti B&T, azienda leader nel campo delle macchine per ceramica.
Le parti hanno condiviso che gli appalti interni allo all’azienda negli stabilimenti formiginesi (attualmente logistica, vigilanza e pulizie) devono essere funzionali esclusivamente al miglioramento del servizio e non per recuperare competitività attraverso la compressione del costo del lavoro.
Si garantisce il rispetto integrale del Patto per il Lavoro della Regione Emilia Romagna del 20.7.2015 e viene confermata la scelta aziendale di escludere dai rapporti di appalto, le attività core business così come previsto dall’art.9 del vigente CCNL Federmeccanica.
Si conferma che i fornitori in regime di appalto endo-aziendale garantiscono ai lavoratori l’applicazione di un CCNL firmato dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

Si introduce la clausola sociale che prevede che in caso di cambio appalto siano mantenuti i livelli occupazionali in essere e non si proceda contestualmente a licenziamenti”.

“In ultimo – aggiungono Fiom/Cgil e Fim/Cisl -, come in Goldoni si istituisce il salario minimo di sito riparametrato per livello, ad esempio, per il livello d’ingresso metalmeccanico, il terzo livello, la paga non può essere inferiore a 9,80 euro/ora. Si afferma così una parificazione dei minimi contrattuali, sia a livello nazionale che aziendale, tra un lavoratore diretto B&T e un lavoratore di una società in appalto, in relazione alla tipologia di lavoro svolta. In caso di applicazione di contratti differenti da quello metalmeccanico, si dovrà procedere ad una comparazione dei livelli tra i due contratti, applicando l’equivalenza del livello rispetto a quanto previsto dal CCNL metalmeccanico. In questo modo si concretizza il principio che ad uguale lavoro corrisponde uguale salario, evitando che ci siano lavoratori di serie B”.

“Accordi come questo sono la dimostrazione che è possibile un modello alternativo a quello degli appalti al massimo ribasso, con riduzione di diritti e salario dei lavoratori, come purtroppo succede ancora anche in alcune aziende delle provincia di Modena.
Si tratta di un accordo che include ed è un segnale di civiltà che garantisce parità di trattamento economico fra tutti i lavoratori dello stesso sito.
L’auspicio di Fiom e Fim è che anche altre aziende serie del territorio modenese facciano accordi di questo tipo, a cominciare da quelle con cui sono già aperte trattative sugli appalti. Chiediamo alle aziende di passare dalle parole ai fatti, confermando così le loro dichiarazioni pubbliche sul ricorso agli appalti per migliorare il servizio e non per lucrare sulla pelle dei lavoratori”.

“Tra l’altro l’ultimo incidente mortale alla Detto Fatto, ditta modenese che lavora in appalto presso la Maus di Padova, dove è morto l’imprenditore, impone un ulteriore riflessione sugli appalti in quanto conferma che l’utilizzo spregiudicato del sistema di appalti e sub-appalti per abbattere i costi, non garantisce neppure la sicurezza e l’incolumità di chi lavora.
L’accordo B&T – concludono i due sindacati – indica una strada alternativa che tutte le aziende serie dovrebbero perseguire”.





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