Crisi Martini Luce di Concordia, ai lavoratori l’indennità di disoccupazione: solo un’eventuale vendita può salvare azienda e occupazione

Per i lavoratori della Martini Luce di Concordia (Mo) rimane solo la Naspi, la Nuova assicurazione sociale per l’impiego, indennità mensile di disoccupazione. Ora l’unica possibilità per salvare azienda e occupazione passa da un’eventuale vendita dell’impresa da parte del curatore fallimentare.

Il punto della situazione dell’azienda modenese è stato fatto a Bologna, in viale Aldo Moro, dove Regione, Comune di Concordia, curatore fallimentare, sindacati e Rsu hanno paventato ulteriori difficoltà legate ad un eventuale rallentamento della procedura di vendita in caso di ricorso sulla procedura fallimentare.

Per l’azienda di illuminotecnica il fallimento era stato decretato dal Tribunale di Modena nelle scorse settimane, come atto conseguente alla non avvenuta formalizzazione della cessione di ramo d’azienda alla Coemar Lighting di Castiglione delle Stiviere (Mn).

Per settimane le istituzioni e i sindacati hanno lavorato affinché si evitasse il fallimento, ora potrebbero affiorare ulteriori difficoltà della cessione sul mercato dell’impresa, una realtà importante con un marchio conosciuto nel mondo.

“Quando le aziende non hanno la giusta ‘democrazia interna’ e mancano le necessarie relazioni sindacali, è dimostrato che si rischiano processi di estinzione. E purtroppo- dichiarano l’assessore regionale alla Attività produttive, Palma Costi e il sindaco di Concordia sulla Secchia, Luca Prandini- questo è il caso della Martini Luce. Azienda per cui istituzioni e sindacati hanno pervicacemente cercato di evitare il fallimento. E quanto accaduto fino a ora è solo per responsabilità della famiglia Martini, che lascia fra i creditori anche i propri lavoratori che hanno fatto tutto il possibile per la salvaguardia dell’azienda”.

Inoltre, aggiungono Costi e Prandini, “un ulteriore atto di irresponsabilità  verrebbe dall’eventuale presentazione di un reclamo ufficiale contro il procedimento fallimentare. Reclamo che bloccherebbe qualsiasi possibilità di trovare nuovi acquirenti. Ciò allontanerebbe la possibilità di avere un’unità produttiva funzionante sul territorio con posti di lavoro e ricadute sull’indotto locale. Auspichiamo, perciò, che sia scongiurato questo rischio al fine di permettere velocemente una possibile ricollocazione sul mercato dell’azienda, attraverso la procedura fallimentare”.

Istituzioni e sindacati continueranno a collaborare col curatore fallimentare durante tutto l’iter della procedura, allo stesso tempo chiedendo che nell’eventuale vendita sia tenuta in considerazione per l’aggiudicazione la possibilità, in via prioritaria, di riassumere i lavoratori. Intanto Regione e Comune, assieme ai sindacati, opereranno per la ricollocazione dei lavoratori anche mettendo in campo percorsi di formazione che si rendessero necessari, essendo l’occupazione obiettivo prioritario per le Istituzioni.

 





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