L’opera buffa portata in scena a Modena dal Liceo Sigonio

“L’impresario in angustie” è un’opera buffa di fine ‘700, scritta dal compositore napoletano Domenico Cimarosa. Sabato 5 maggio (alle 21) e domenica 6 (alle 17), al Teatro San Carlo di Modena (via San Carlo 5), l’opera viene messa in scena dai cantanti e dai musicisti del Liceo musicale Sigonio di Modena, per un progetto di Francesca Nascetti, Marco Bernabei e Francesco Rossetti, quest’ultimo anche regista dello spettacolo. Dirige il Maestro Giuseppe Sforza. In scena sono i giovanissimi Isabella Gilli, Giliana Baccarini, Sofia Stradi, Sara Gentile, Christian Caracciolo, Giorgia Pirani e Barbara Vitali, accompagnati dagli stessi Bernabei e Nascetti.

L’allestimento si avvale dei costumi creati per l’occasione dalle studentesse dell’Istituto Cattaneo/Deledda, delle scene realizzate dall’Istituto artistico Venturi e delle acconciature e parrucche a cura di Famas. L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti. Oltre alle date del weekend, è possibile accedere alla prova generale di giovedì 3 maggio alle 16, chiamando il 333.9069455.

Amata da Goethe, che la vide in Italia e volle portarla a tutti i costi in Germania, “L’impresario in angustie” è una satira che prende di mira l’opera seria dell’epoca e ne mette in ridicolo i diversi personaggi. Le cantanti, Merlina e Doralba, scritturate per un nuovo lavoro da Don Crisobolo, impresario sciocco e presuntuoso, reclamano ciascuna il ruolo di maggior risalto e pretendono i contesti più accattivanti e le arie più portentose. Il musicista Gelindo Scagliozzi, che sta scopiazzando musica di altri autori, protesta per gli schiamazzi ma viene infastidito anche da Don Perizonio, un poetastro ignorante, fanatico delle lettere classiche di cui fa citazioni spropositate, che sta approntando il libretto della nuova opera, intitolata “Le interne convulsioni di Pirro contro gli effetti isterici di Andromaca”. Alla scena si aggiungono Fiordispina e il suo protettore Strabinio. Anche lei reclama le parti migliori, vestiti più fastosi e ricchi compensi. I conflitti, però, sono presto sedati perché Don Crisobolo, sopraffatto dalle vessazioni, abbandona l’impresa e fugge con la cassa, funestando così le aspettative di tutti.

All’epoca (1780-90) Cimarosa era uno dei compositori più richiesti dalle corti europee e più amati dall’intellighenzia europea. Per Stendhal, l’autore della Certosa di Parma, la scoperta di del compositore napoletano rappresentò la scoperta della musica, tanto che in seguito scrisse in una lettera: “nei giorni della felicità, preferisco Cimarosa; nei momenti della malinconia vincerà Mozart”.





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