La qualità del lavoro nelle istituzioni scolastiche in provincia di Modena. Progetto promosso dalla FLC di Modena

Presenta l’indagine Ires Cgil Emilia Romagna “La qualità del lavoro nelle istituzioni scolastiche in provincia di Modena” promossa dal sindacato scuola Flc/Cgil di Modena. L’indagine ha coinvolto 500 lavoratori (8 su 10 sono insegnanti) e evidenzia come siano aumentati nel corso del tempo la fatica mentale, i ritmi di lavoro e la specializzazione delle attività, a fronte di uno scarso riconoscimento da parte del dirigente e soprattutto della società, oltre alle preoccupazioni per il futuro che riguardano basso reddito, conciliazione dei tempi vita-lavoro e riconoscimento da parte delle famiglie.

 

La qualità del lavoro nelle istituzioni scolastiche in provincia di Modena 

1 – L’indagine e i rispondenti

L’indagine, realizzata attraverso la diffusione di un questionario on-line, si è prefissata di indagare alcune aree della qualità del lavoro, e in particolare il carico di lavoro e l’autonomia, il riconoscimento, la conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro, la dimensione identitaria e la soddisfazione sul lavoro.

Nel complesso hanno risposto 500 lavoratori e lavoratrici. Quasi 9 su 10 degli interpellati sono donne, e l’età media è di 51 anni. Gli under34 non superano complessivamente il 4% mentre gli over60 sono il 19,4%. Quasi due rispondenti su tre (57,6%) ha la laurea o un titolo post laurea e il 3,5% ha la licenza media inferiore.

Rispetto all’anzianità di lavoro, 21,6 sono gli anni di lavoro nell’istituzione scuola, mentre 9,8 quelli di lavoro nella scuola attuale.

Il Distretto più rappresentato è Modena (45,8%), e le istituzioni scolastiche più rappresentante sono la scuola primaria (35,7%) e la scuola secondaria di secondo grado (33,5%). Circa 8 su 10 dei rispondenti sono docenti, e 1 su 10 è collaboratore scolastico.

Il 14,8% ha un contratto a tempo determinato, con picchi massimi per i collaboratori scolastici (29,2%) e gli assistenti tecnici (30,8%). I tempi di precarietà prima della stabilizzazione contrattuale sono stati in media di 7,4 anni, e sono risultati essere più alti per le donne, per chi ha la laurea e per gli over55.

2 – Il carico e la domanda di lavoro: fatica mentale, ritmi elevati, proattività

È soprattutto la fatica mentale ad essere maggiormente rilevata e in misura maggiore per le donne, per i dirigenti e i docenti. Oltre alla fatica mentale, anche i ritmi di lavoro elevati e le attività di contenuto specialistico sono elementi che impattano fortemente sul carico di lavoro dei nostri rispondenti.

La fatica fisica ha ottenuto nel complesso un punteggio più basso, ma è maggiore tra i collaboratori scolastici e nella scuola dell’infanzia, mentre e più contenuta nelle scuole secondarie.

Elemento da sottolineare è il gap tra carico di lavoro (7,1, su una scala 1-10) e programmabilità (6,4) che genera una tensione organizzativa che può rappresentare terreno fertile per l’emersione di stress lavoro correlato. Questa tensione organizzativa è maggiore nella scuola primaria e scuola secondaria di secondo grado, ed è più alta per le donne e per i collaboratori scolastici. È fondamentale monitorare il gap tra programmabilità e carico di lavoro anche a fronte dei cambiamenti che sono avvenuti nelle condizioni di lavoro nel corso del tempo: otto rispondenti su dieci hanno affermato come negli anni sia aumentata la fatica mentale e i ritmi di lavoro, e sette su dieci come sia aumentata la specializzazione delle attività. Completa il quadro la domanda organizzativa di lavoro, che è percepita essere alta rispetto sia agli obiettivi presenti nel RAV (7,6) sia alla proattività per la risoluzione dei problemi (7,9).

 

3 – Le competenze e il loro riconoscimento: scarso riconoscimento da parte della società e del dirigente scolastico, e ridotta crescita professionale

Uno scarso livello di coerenza tra richieste e competenze produce dequalificazione e demotivazione, quando le richieste sono inferiori alle proprie capacità, e ansia prestazionale, quando le richieste superano le competenze dei lavoratori. Per i nostri rispondenti, in circa il 70% dei casi le richieste del dirigente scolastico e delle famiglie/studenti corrispondono alle capacità possedute. Nel complesso si scorgono maggiori criticità per il personale più anziano, abituato ad un modello organizzativo diverso e a una diversa relazione con le famiglie, e che a tal proposito, mostra punteggi più alti sul fronte del gap tra autonomia e domanda di lavoro, suggerendo la presenza di un fattore stressogeno dato dalla difficoltà di gestire le alte richieste organizzative.

Sul fronte del riconoscimento esterno, i nostri rispondenti percepiscono il proprio lavoro come poco riconosciuto dal Dirigente Scolastico e soprattutto dalla Società. Il basso riconoscimento della società è massima per la scuola primaria e secondaria, e per i docenti. Il lavoro appare molto riconosciuto da colleghi e studenti e, in misura minore, anche dai genitori. Il riconoscimento dei colleghi è invece minimo per i collaboratori scolastici. Chi fa formazione si sente maggiormente riconosciuto dal proprio Dirigente scolastico, ma ciò non incide sul riconoscimento più esteso da parte della società.

Sul riconoscimento personale, in generale, si lamenta uno scarso riconoscimento dell’impegno e delle competenze e una ridotta crescita professionale, mentre si ha consapevolezza dell’utilità del percorso di studi svolti.

4 – La visione del lavoro: più importanza all’utilità sociale e meno all’utilità pubblica

Nella dimensione identitaria continua a prevalere l’utilità sociale. Il lavoro nella scuola continua ad essere percepito, per chi ci lavora, come un’attività a forte missione sociale. Tale spinta identitaria confligge con il basso riconoscimento della società. La visione espressiva è importante e prevale solo nella scuola per l’infanzia mentre la visione strumentale (economica) è prevalente nella scuola secondaria di secondo grado.

È importante sottolineare come nel tempo sia sempre l’importanza dell’utilità sociale del lavoro ad essere aumentata, mentre diminuiscono l’importanza della retribuzione e della natura pubblica del lavoro. L’utilità sociale della scuola non coincide, nella percezione di chi vi lavora, con la natura pubblica della scuola stessa.

 

5 – La soddisfazione del lavoro: due su tre soddisfatti delle condizioni di lavoro, criticità nella relazione con il dirigente scolastico

Circa il 60% si dice “abbastanza” o “molto” soddisfatto delle condizioni di lavoro e l’insoddisfazione è massima nella scuola primaria e minima nella scuola per l’infanzia.

Rispetto alle relazioni interpersonali, la soddisfazione è minima con il Dirigente Scolastico e massima con gli studenti e i colleghi, coerentemente con quanto emerso sul fronte del riconoscimento del proprio lavoro. La relazione con il Dirigente Scolastico è particolarmente insoddisfacente nella scuola secondaria di secondo grado.

 

6 – Preoccupazioni sul futuro: condizione reddituale, conciliazione dei tempi di vita e riconoscimento delle famiglie

Rispetto ad uno scenario futuro, le preoccupazioni si concentrano molto sulla condizione reddituale, sulla conciliazione dei tempi di vita e sul riconoscimento delle famiglie. In particolare, chi si immagina un peggioramento della condizione reddituale cresce al crescere del titolo di studio. Circa 1 su 3 dei rispondenti immaginano una crescita professionale futura: sono soprattutto docenti con i titoli di studio più alti.





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